Venerdì 28 Aprile 2028

Piano di lettura

Venerdì della II settimana di Pasqua

Prima Lettura

At 5,34-42

34. Ma levatosi su uno del consiglio chiamato Gamaliele, Fariseo, dottor della legge, rispettato da tutto il popolo, ordinò di metter fuora per un po' di tempo quegli uomini, 35. E disse loro: uomini Israeliti, badate bene a quel, che siete per fare riguardo a questi uomini. 36. Imperocché prima di questi giorni scappò fuori Teoda, dicente, se essere qualche cosa, col quale si associò un numero di circa quattrocento uomini, il quale fu ucciso: e tutti quelli, che gli credevano, furon dispersi e ridotti a niente. 37. Dopo questo scappò fuori Giuda il Galileo nel tempo della descrizione, e si tirò dietro il popolo, ed egli ancora perì: e furono dissipati tutti quanti i suoi seguaci. 38. E adesso io dico a voi, non toccate questi uomini, e lasciateli fare: conciossiachè se questo pensiero, o questa opera viene dagli uomini, sarà disfatta. 39. Se poi ell'è da Dio, non potrete disfarla: che non sembri che fate guerra anche a Dio. E approvarono il suo parere. 40. E chiamati gli Apostoli, battuti che gli ebbero, intimaron loro di non parlare né punto né poco nel nome di Gesù, e li rilasciarono. 41. Ed essi se ne andavan contenti dal cospetto del consiglio, per essere stati fatti degni di patir contumelia pel nome di Gesù. 42. E ogni di non cessavano e nel tempio, e per le case d'insegnare, e di evangelizzare Gesù Cristo.

Salmo Responsoriale

Sal 26,1.4.13-14

1. Salmo di David, prima ch'ei fosse unto. IL Signore mia luce, e mia salute: chi ho io da temere? Il Signore difende la mia vita: chi potrà farmi tremare? 4. Una sola cosa ho domandato al Signore; questa io cercherò; che io possa abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita: Affine di vedere il gaudio del Signore, frequentando il suo tempio. 13. Credo, che io vedrò i beni del Signore nella terra de' vivi. 14. Aspetta il Signore, diportati virilmente, e prenda vigore il cuor tuo, e aspetta pazientemente il Signore.

Vangelo

Gv 6,1-15

1. Dopo questo Gesù se n'andò di là dal mare di Galilea, cioè di Tiberiade: 2. E seguitavate una gran turba, perché vedeva i miracoli fatti da lui a pro de' malati. 3. Salì pertanto Gesù sopra un monte: ed ivi si pose a sedere co' suoi discepoli. 4. Ed era vicina la Pasqua, solennità de' Giudei. 5. Avendo adunque Gesù alzati gli occhi, e veduto, come una gran turba veniva da lui, disse a Filippo: Dove compreremo pane per cibar questa gente? 6. Lo che egli diceva per far prova di lui: imperocché egli sapeva quello, che era per fare. 7. Risposegli Filippo: Dugento denari di pane non bastano per costoro a darne un piccolo pezzo per uno. 8. Dissegli uno de' suoi discepoli, Andrea fratello di Simone Pietro: 9. Evvi un ragazzo, che ha cinque pani d'orzo, e due pesci: ma che è questo per tanta gente? 10. Ma Gesù disse: Fate, che costoro si mettano a sedere. Era quivi molta l'erba. Si misero pertanto a sedere in numero di circa cinque mila. 11. Prese adunque Gesù i pani: e, rese le grazie, li distribuì a coloro, che sedevano: e il simile dei pesci, fin che ne vollero. 12. E saziati che furono, disse a' suoi discepoli: Raccogliete gli avanzi, che non vadano a male. 13. Ed essi li raccolsero, ed empirono dodici canestri di frammenti dei cinque pani di orzo, che erano avanzati a coloro, che avevano mangiato. 14. Coloro pertanto veduto il miracolo fatto da Gesù, dissero: Questo è veramente quel Profeta, che dovea venire al mondo. 15. Ma Gesù conoscendo, che erano per venire a prenderlo per forza per farlo loro re, si fuggì di bel nuovo da se solo sul monte.

Lettura Complementare

At 23,1-5; 23,12-35

Piano triennale — Anno C

1. E mirato fissamente il sinedrio, disse Paolo: uomini fratelli, io con tutta buona coscienza mi son portato dinanzi a Dio fino a questo giorno. 2. Ma il principe de' sacerdoti Anania ordinò a' circostanti, che lo percuotessero nella bocca. 3. Allora Paolo gli disse; percuoterà te Iddio, muraglia imbiancata. E tu siedi a giudicarmi secondo la legge, e contro la legge ordini, che io sia percosso? 4. Ma i circostanti dissero: tu oltraggi il sommo sacerdote di Dio? 5. E Paolo disse: fratelli, io non sapeva che egli è il Principe de' sacerdoti. Imperocché sta scritto: non oltraggiare il principe del popolo tuo. 12. E fattosi giorno si unirono alcuni de' Giudei, e anatematizzarono se stessi, dicendo: che non avrebber mangiato, nè bevuto, finché non avessero ucciso Paolo. 13. Ed erano più di quaranta quelli, che aveano fatta questa congiura: 14. I quali andaron dai principi de' sacerdoti, e dai seniori, e dissero: ci siam obbligati con anatema a non prender cibo, finché non ammazziamo Paolo. 15. Ora dunque voi col sinedrio fate sapere al tribuno, che lo conduca alla vostra presenza, come se foste per iscoprir il qualche cosa di più sicuro intorno a lui. E noi prima che egli vi si accosti, siamo pronti a ucciderlo. 16. Ma avendo un figliuolo della sorella di Paolo avuta notizia di queste insidie, andò, ed entrò negli alloggiamenti, e ne diede parte a Paolo. 17. E Paolo chiamalo a se uno de' centurioni, disse: conduci questo giovinetto al tribuno, perché ha qualche cosa a fargli sapere. 18. E quegli lo prese, e lo condusse al tribuno, e disse: quel Paolo, che è in catene, mi ha pregato di condurre a te questo giovinetto, il quale ha da dirti qualche cosa. 19. Allora il tribuno presolo per mano, si tirò con esso in disparte, e lo interrogò: che è quello, che tu hai a farmi sapere? 20. E quegli disse: i Giudei si sono accordati a pregarti, che domane tu conduca Paolo al sinedrio, come per esaminarlo più diligentemente; 21. Ma tu non fare a modo loro: imperocché tendono insidie a lui più di quaranta uomini dei loro, i quali hanno anatematizzato se stessi, che non mangieranno, né berranno, sino a tanto che non l'abbiano ucciso: e adesso stanno preparati, aspettandosi, che tu loro il prometta. 22. Il tribuno adunque rimandò il giovinetto, ordinandogli di non dire ad alcuno di avergli notificato tali cose. 23. E chiamati due centurioni, disse loro: mettete all'ordine dugento soldati, che vadano fino a Cesarea, e settanta cavalli, e dugento uomini armati di lancia per la terza ora della notte: 24. E preparate le cavalcature sulle quali salvo conducessero Paolo al preside Felice: 25. (Imperocché ebbe timore, che forse i Giudei non lo involassero, e lo uccidessero, ed egli poi fosse calunniato, quasi avesse tirato al denaro), 26. E scrisse lettera di tal tenore Claudio Lisia a Felice ottimo preside, salute. 27. Quest'uomo preso da' Giudei, e vicino ad essere ucciso da essi, sopraggiunto io co' soldati lo liberai, avendo inteso com'egli è Romano: 28. E volendo sapere di qual delitto lo accusassero, lo condussi al loro sinedrio. 29. Ma trovai, che egli era accusato per conto di questioni della loro legge, senza però avere delitto alcuno degno di morte, o di catene. 30. Ed essendo io stato avvertito delle insidie ordite contro di lui, lo ho mandato a te, intimando anche agli accusatori, che la discorrano innanzi a te. Stà sano. 31. I soldati adunque secondo l'ordine dato ad essi, preser seco Paolo, e lo condusser la notte ad Antipatride. 32. E il dì seguente lasciando i cavalieri, che andasser con lui, ritornarono agli alloggiamenti. 33. E quegli entrati in Cesarea, e data la lettera al preside, gli presentarono eziandio Paolo. 34. E lettala il preside, e interrogatolo, di qual paese egli fosse, e sentito, che era di Cilicia, 35. Ti ascolterò, disse, arrivati, che siano i tuoi accusatori. E ordinò, che fosse custodito nel pretorio di Erode.