Prima Lettura
Rm 8,18-25
18. Imperocché io tengo per certo, che i patimenti del tempo presente non han che fare colla futura gloria, che in noi si scoprirà. 19. Imperocché questo mondo creato sta alle vedette, aspettando la manifestazione de' figliuoli di Dio. 20. Imperocché il mondo creato è stato soggettato alla vanità non per suo volere, ma di colui che lo ha soggettato con isperanza: 21. Che anche il mondo creato sarà renduto libero dalla servitù della corruzione alla libertà della gloria de' figliuoli di Dio. 22. Conciossiaché sappiamo, che tutte insieme le creature sospirano, e sono ne' dolori del parto fino ad ora. 23. E non esse sole, ma noi pare che abbiamo le primizie dello Spirito, anche noi sospiriamo dentro di noi, l'adozione aspettando de' figliuoli di Dio, la redenzione del corpo nostro. 24. Imperocché in isperanza siamo stati salvati. Or la speranza, che si vede non è speranza: Conciossiaché come sperare quel, che uno vede? 25. Che se quello, che non vediamo, noi lo speriamo: lo aspettiamo per mezzo della pazienza.
Salmo Responsoriale
Sal 125,1-6
1. Cantico dei gradi. Quando il Signore fe' tornare quelli di Sion dalla cattività, noi fummo come uomini ricolmi di consolazione: 2. Allora fu ripiena di gaudio la nostra bocca, e la nostra lingua di giubilo. 3. Allora dirassi tralle nazioni: Il Signore ha fatte cose grandi per essi. 4. Il Signore ha fatto cose grandi per noi: siamo inondati di letizia. 5. Riconduci, o Signore, i nostri dalla cattività, quasi torrente al soffio dell'austro. 6. Quei, che seminano tralle lagrime, mieteranno con giubilo.
Vangelo
Lc 13,18-21
18. Diceva egli pertanto: A qualcosa è simile il regno di Dio, o in qual cosa gli farò io paragone? 19. E simile a un granello di senapa, cui un uomo prese, e seminò nel suo giardino, il qual (granello) crebbe, e diventò una gran pianta: e gli uccelli dell'aria riposavano sopra i suoi rami. 20. E tornò a dire: A qual cosa dirò essere simile il regno di Dio. 21. E simile a quel lievito, cui una donna mescolò in tre misure di farina, sin tanto che tutta lievitasse.
Lettura Complementare
Qo 10,1-20; 11,1-8
Piano triennale — Anno B
1. Le mosche morte nell'unguento ne guastano la soavità. Val più la piccola stoltezza a tempo, che la saggezza e la gloria. 2. Il cuore del saggio va a destra: il cuor dello stolto a sinistra. 3. E di più lo stolto facendo sua strada, sendo egli privo di senno, tutti gli altri giudica stolti. 4. Se lo spirito del potente si muove contro di te, non abbandonare il tuo posto: perocché la curazione toglierà grandissimi peccati. 5. V'ha un disordine, che io ho veduto sotto del sole come derivante da errore del principe. 6. Uno stolto è messo in altissima dignità, e que' che son ricchi, si stanno a basso. 7. Vidi degli schiavi a cavallo, e de'principi, che camminavano a piedi, come gli schiavi. 8. Chi scava la fossa, vi caderà dentro; e chi rompe la siepe, sarà morso dalla serpe. 9. Chi smuove le pietre ne resterà offeso; e chi fende le legna si farà del male. 10. Se il ferro è diventato ottuso, e non è come prima, ma ha perduto il taglio, si affila con molta fatica: (così) la sapienza va dietro all'industria. 11. Il detrattore occulto non è da meno di una serpe, che morde senza romore. 12. Le parole della bocca di un sapiente hanno grazia; le labbra dello stolto sono la sua rovina. 13. Il principio delle parole di lui è stoltezza, e la fine de' suoi discorsi è gravissimo errore. 14. Lo stolto ciancia molto. Quest'uomo non sa quel, che fu prima di lui; e quello sia per esser dopo di lui, chi potrà mai insegnarlo? 15. Le fatiche degli stolti saranno il loro tormento, perch'ei non sanno la strada per andare alla città. 16. Guai a te, o terra, che hai per re un fanciullo: ed ove i prìncipi mangiano di buon mattino. 17. Beata la terra, che ha un re nobile, e della quale i prìncipi mangiano al tempo usato per ristorarsi, non per gozzoviglie. 18. Per la pigrizia, e per la infingardaggine delle mani (del padrone), il palco della casa darà giù, e vi pioverà dentro. 19. Il pane, e il vino usano per riso vivendo per crapolare: e tutto ubbidisce al denaro. 20. Non parlar male del re col tuo pensiero: e non criticare il ricco nel secreto della tua camera, perché gli uccelli dell'aria porteranno la tua parola, e i volatili riferiranno i tuoi sentimenti. 1. Spargi il tuo pane sopra le acque, che passano; perocché dopo lungo tratto di tempo tel troverai. 2. Da la loro porzione ai sette, ed anche agli otto; perocché tu non sai quali sciagure sian per venire sopra la terra. 3. Quando le nuvole sono piene, elle scarica in pioggia sopra la terra. Se l'albero cade verso il mezzodì, o verso settentrione, dovunque cada, ivi si resta. 4. Chi bada ai venti non semina, e chi fa attenzione alle nuvole, non mieterà. 5. Siccome tu non sai donde venga l'anima, e in qual modo si assodino le ossa nell'utero della donna incinta; così non conosci le altre opere di Dio, facitore di tutte le cose. 6. Spargi di buon mattino la tua semenza, e nemmen la sera sia oziosa la tua mano, perché tu non sai se quella, o piuttosto questa semenza germoglierà: e se verrà bene l'una, e l'altra, tanto meglio. 7. Dolce cosa è la luce, e dilettevole agli occhi è la vista del sole. 8. Ma se un uomo vive molti anni, e questi tutti sempre lieti, deve ricordarsi di quel tempo tenebroso, e di que' lunghi giorni, venuti i quali tutte le passate cose saran convinte di vanità.