Sir 31 · 42 versetti
1Le vigilie dell'avarizia consuman le carni, e le sue cure levano il sonno.
2I pensieri dell'avvenire sturbano la quiete, come la grave malattia fa vegliar l'uomo.
3Faticò il ricco per adunare ricchezze, e nel suo riposo è ricolmo di beni.
4Lavora il povero per bisogno di vitto, e se fa fine di lavorare diventa mendico.
5Chi è amante dell'oro, non sarà giusto, e chi va dietro alla corruzione, di essa sarà ripieno.
6Molti sono andati in precipizio a causa dell'oro, e la bellezza di lui fu la loro perdizione.
7Legno d'inciampo è l'oro per quelli, che a lui fan sagrifizio: guai a quelli, che gli van dietro; ma tutti gli imprudenti periranno per esso.
8Beato il ricco, che è trovato senza colpa, ed il quale non va dietro all'oro né sua speranza ripone nel denaro, e nei tesori.
9Chi è costui, e gli darem lode? perché egli ha fatto cose mirabili nella sua vita.
10Egli fu provato per mezzo dell'oro, e trovato perfetto; ed avranne gloria eterna. Egli potea peccare, e non peccò, far del male, e nol fece:
11Per questo i beni di lui sono stabili nel Signore, e le sue limosine saran celebrate da tutta la congregazione de' santi.
12Se' tu assiso a splendida mensa? non essere tu ivi il primo a spalancare la gola.
13Non dire: molta è la roba, che è in tavola.
14Ricordati, che una mala cosa è l'occhio cattivo.
15Non v'ha di peggio di quest'occhio tralle cose create? per questo egli in veggendo, piange con tutto il suo volto.
16Non essere il primo a stendere la mano, affinchè maltrattato dall'invidioso tu non abbi ad arrossire.
17Nel prendere le vivande non urtare cogli altri.
18Giudica del genio del tuo prossimo dal tuo.
19Serviti da uomo frugale di quelle cose, che li son messe davanti, affinchè non avvenga, che col molto mangiare tu ti renda odioso.
20Sii il primo a finire per verecondia, e non essere smoderato per non disgustare veruno.
21E se siedi in mezzo a molti, non istender la mano prima di quelli, e non essere il primo a chiedere da bere.
22Quanto poco vino è sufficiente ad un uomo bene educato! e in dormendo non ne sarai inquietato, e non ne sentirai incomodo.
23Le vigilie, la colica, e i dolori sono per l'uomo intemperante.
24Il sonno salubre è per l'uomo parco: egli dorme sino al mattino, e l'anima di lui sarà lieta con esso.
25Che se tu se' stato forzato a mangiar molto, vattene dalla conversazione, vomita, e ti troverai sollevato, e non cagionerai malattia al tuo corpo.
26Figliuolo ascoltami, e non disprezzarmi, e da ultimo conoscerai quel, che siano le mie parole.
27In tutte le operazioni tue sii diligente, e non si accosterà a te nissun malore.
28Colui, che è liberale nel dar del pane, è benedetto dalle labbra di molti e la testimonianza, che rendesi alla bontà di lui, è sicura.
29Contro di chi è spilorcio nel dar del pane mormora tutta la città, e la testimonianza renduta alla spilorceria di lui è verace.
30Non provocare i bravi bevitori: perocché molti sono stati sterminati dal vino.
31Il fuoco prova la durezza del ferro; così il vino bevuto fino all'ebbrezza manifesta i cuori de' superbi.
32Buona vita per gli uomini è il vino usato con sobrietà: sarai sobrio, se ne berai con moderazione.
33Qual vita è quella di chi sta senza vino?
34Che è quello, che ci priva della vita? la morte.
35Il vino da principio fa creato per giocondità, non per l'ubbriachezza.
36Il vino bevuto moderatamente rallegra l'anima, e il cuore.
37Il ber temperato è salute dell'anima, e del corpo.
38Il troppo vino fa le contese, e l'ira, e molte rovine.
39Il vino bevuto in copia è l'amarezza dell'anima.
40L'ubbriacchezza fa ardito lo stolta ad offendere, snerva le forze, ed è cagion di ferite.
41In un convito dove si beve, non riprendere il prossimo, e noi disprezzare nella sua allegria:
42Non dirgli parola di ingiuria, e noi pressare col chiedergli il tuo.
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