Siracide (Ecclesiastico)

Sir 23 · 38 versetti

1Signore, padre, e padrone della mia vita non mi abbandonare alle suggestioni delle mie labbra, e non permettere, che per cagione di esse io cada.

2Chi adoprerà su' miei pensieri la sferza, e sul mio cuore la disciplina della sapienza? Talmente che non siano (da lei) risparmiati gli errori di quelli, e non ne spuntino fuora i peccati,

3Affinchè non si moltiplichi la mia ignoranza, e non crescan di numero i miei mancamenti, e non si aumentino i miei peccati, ond'io cada per terra in faccia a' miei avversari, e di me rida il mio nimico?

4Signore, Padre, e Dio della mia vita non mi abbandonare al pensiero di que' peccati.

5Non dare a me l'altura degli occhi, e tien lungi da me ogni concupiscenza.

6Togli da me le intemperanze del ventre, e i desiderj della libidine non abbian potere sopra di me, e non lasciarmi in balìa di un'anima invereconda, e imprudente.

7Udite, o figliuoli, i documenti per governare la lingua, e chi li osserverà, non perirà per colpa delle sue labbra, e non inciamperà in opere malvage.

8Nella sua stoltezza riman preso il peccatore, e il superbo; e il maldicente ne trarrà la sua rovina.

9Non avvezzarti al giuramento, perché frequenti per esso son le cadute.

10Il nome di Dio non sia di continuo nella tua bocca, e non mescolare col discorso i nomi de' santi; perocché non ne anderai impunito.

11Conciossiachè siccome il servo messo ogni po' alla tortura ne porta sempre le lividure; così uno, che giura, e ripete quel nome, non sarà mai purgato interamente da colpa.

12L'uomo, che giura molto si empierà di peccati, e non partirà dalla casa di lui il flagello.

13E se non adempie il giuramento, il suo delitto sarà sopra di lui, e se non ne farà conto, avrà doppio peccato:

14E se ha giurato invano, non sarà tenuto per giusto; perocché sopra la casa di lui pioveranno i gastighi.

15Havvi ancora un altro linguaggio, che confina colla morte: non siane esempio tra gli eredi di Giacobbe.

16Imperocché tutte queste cose staran lungi dagli uomini religiosi, che non si immergono in tali delitti.

17Non si avvezzi la tua bocca alla temerità del parlare, perché in essa si trova il peccato.

18Ricordati di tuo padre, e di tua madre quando siedi in mezzo dei grandi;

19Affinchè non avvenga, che Dio si scordi di te dinanzi a coloro, onde tu infatuato per la tua familiarità con essi, abbi a soffrirne obbrobrio talmente, che desideri piuttosto non essere venuto al mondo, e mandi imprecazioni al giorno della tua natività.

20Un uomo, che si è avvezzato a dire degli improperj, non si correggerà per tutto il tempo di sua vita.

21Due generi di persone abbondano di peccati, e il terzo chiama l'ira, e la perdizione.

22L'animo focoso come una ardente fiamma; il quale non si calma prima di aver divorato qualche cosa;

23E l'uomo, che è schiavo degli appetiti della sua carne, non avrà posa, fino che abbia comunicato il suo fuoco.

24Tutto il pane è dolce al fornicatore, e non si stanca di mal fare sino al fine.

25Ogni uomo, che disonora il talamo conjugale, sprezzatore dell'anima propria, va dicendo: chi è, che mi vegga?

26Le tenebre mi stanno attorno, e le pareti mi nascondono, e nissuno bada a me: di chi ho da aver paura? non si prende pensiero de' miei delitti l'Altissimo.

27Ed ei non riflette, che l'occhio di Dio vede tutte le cose; perocché questa umano timore, la paura degli occhi degli uomini discacciala lui il timore di Dio:

28Ed ei non sa, che gli occhi del Signore sono più luminosi assai del sole; e tutte mirano attorno le vie degli uomini, e l'abisso profondo, e veggono i cuori umani fino ne' luoghi più riposti.

29Perocché a Dio Signore furono note le cose tutte prima che fosser create, e anche dopo che furon fatte egli tutte le mira.

30Costui pertanto sarà punito nella piazza della città; ed ei qual puledro si darà alla fuga, ma sarà sorpreso dove men si pensava.

31E sarà disonorato nel cospetto di tutti; perché non conobbe il timor dei Signore.

32Lo stesso sarà di qualunque donna, che lascia il proprio marito, a cui da un erede dal marito d'un'altra:

33Perocché ella in primo luogo non erede alla legge dell'Altissimo; in secondo luogo oltraggia il proprio marito; in terzo luogo si contamina coll'adulterio, e si fa de' figliuoli da un altro marito.

34Ella sarà condotta nella pubblica adunanza, e si farà inquisizione sopra de' suoi figliuoli.

35Que' suoi figliuoli non metteranno radici, e i rami di lei non daran frutto.

36Ella lascerà sua memoria in maledizione, e il suo vituperio non sarà cancellato.

37E quelli, che verran dopo, conosceranno come nulla havvi di meglio, che temere Dio, e nulla di più soave, che il tener l'occhio a' comandamenti del Signore.

38Ella è gloria grande il seguire il Signore; perocché da lui si riceverà lunghezza di giorni.