Baruc

Bar 6 · 72 versetti

1COPIA della lettera mandata da Geremia a quegli, che doveano essere condotti schiavi a Babilonia dal re de' Babilonesi, per far loro sapere quello, che Dio aveva a lui comandato. Per ragion de' peccati commessi dinanzi al Signore voi sarete condotti schiavi a Babilonia da Nabuchodonosor re de' Babilonesi.

2Arrivati adunque a Babilonia, ivi starete per moltissimi anni, e per lungo tempo fino a sette generazioni: e dipoi vi trarrò di colà in pace.

3Ma adesso voi vedrete in Babilonia dei d'oro, e d'argento, e di pietra, e di legno portarsi sopra le spalle, e incuter timore alle genti.

4Badate adunque di non imitar voi pure il fare degli stranieri, sicché abbiate paura, e vi prenda il timore di tali dei.

5Quando adunque vedrete la turba dinanzi, e di dietro adorarli, dite ne' vostri cuori: Te fa d'uopo di adorare, o Signore;

6Perocché il mio Angelo è con voi, ed io stesso avrò cura delle anime vostre.

7Conciossiachè la loro lingua fu limata dall'artefice: quegli ancora, che sono indorati, e inargentati, sono menzogna, e non posson parlare.

8E come si fa ad una fanciulla, che ama gli ornamenti, così dato di mano all'oro si ornano questi con arte.

9Certo, che i loro dei hanno sulle lor teste corone di oro, onde poi i sacerdoti tolgon ad essi l'oro, e l'argento, e se l'appropriano.

10E di questo ne ornano le prostitute, e le meretrici, e vicendevolmente riavutolo dalle meretrici ne abbelliscono i loro dei;

11E questi (dei) non san liberarsi dalla ruggine, e dalla tignuola.

12Ma quando gli han rivestiti di porpora, lavati loro la faccia a motivo della polvere, che è grandissima ne' loro templi.

13E l'idolo ha in mano lo scettro come un uomo, come uno, che governa un paese: ma egli non fa morir chi lo offende.

14Ha talora in mano la spada, e la scure, ma non si può salvar dalla guerra, né dai ladri; per le quali cose in tendete com'ei non son dii.

15Non abbiate adunque timore di essi: imperocché tali sono i loro dei, qual è un vaso rotto, che non è buono a nulla.

16Collocati, che sono in una casa, i loro occhi si cuopron di polvere smossa da' piedi di color, che vi entrano.

17E siccome colui, che ha offeso il re, si chiude dentro molte porte, o come fassi ad un morto, che si conduca alla sepoltura; così i sacerdoti assicuran le porte con serrature, e chiavistelli, affinché i ladri non ispoglin gli dei.

18Accendon loro eziandio molte lampane, delle quali non posson quelli vederne pur una: ei sono come le travi in una casa.

19Dicono, che i serpenti, che son dalla terra, mangian le loro interiora quando mangiano ad essi i lor vestimenti, ed essi noi sentono.

20Le loro facce son nere pel fumo, che si fa nelle lor case.

21Sopra il loro corpo, e sopra il loro capo volano le civette, e le rondini, e altri uccelli, e il simile fanno i gatti.

22Donde imparate, che questi non sono dei: non abbiate adunque di essi timore.

23l'oro ancora, che hanno, è per mostra: se qualcheduno non li ripulisce dalla ruggine, non saran risplendenti: e quando erano fusi, nulla sentivano.

24E furon comprati a prezzo sommo, benché spirito non sia in essi.

25Li portano sulle spalle quasi sian senza piedi, facendo vedere agli uomini la vergognosa loro impotenza. Siano confusi anche color, che gli adorano.

26Per questo se cascan per terra, non si rialzan da loro, e se uno li collocherà ritti, da per loro non istaranno, ma si reggeranno sugli omeri di quelli, come i morti.

27Le loro ostie le vendono i sacerdoti in loro pro, ed anche le loro donne ne strappano, e non ne fanno parte all'ammalato, né al mendico;

28I lor sagrifizj li toccano donne fresche dal parto, e le menstruate. Conoscendo adunque da tali cose, ch'ei non son dei, non li temete;

29Imperocché a qual titolo si chiaman dei perché le donne presentano doni a questi dei d'argento, d'oro, e di legno,

30E nelle case di essi seggono i sacerdoti, portando tonache stracciate, e rase le teste, e la barba, e il capo ignudo.

31E dan ruggiti alzando la voce ai loro dei, come si fa alla cena di un morto.

32I sacerdoti tolgon loro le vestimenta, e ne riveston le mogli, e i figliuoli.

33E se è fatto loro del male, e se è fatto loro del bene, non posson rendere il contraccambio: e non possono fare un re, né disfarlo.

34Parimente non possono né dar ricchezze, né vendicarsi. Se uno fa ad essi un voto, e noll'adempie, neppur di ciò si querelano.

35Non liberan l'uomo dalla morte, e non salvano il debole dal più possente.

36Non rendono a' ciechi la vista non traggon uomo dalla miseria.

37Non avran pietà della vedova, né faranno bene agli orfani.

38Simili alle pietre del monte son questi loro dei di legno, di pietra, d'oro, e d'argento. E color, che gli onorano, saran confusi.

39Come dunque è da pensarsi, o da dirsi, ch'ei siano dei,

40Quando di più i Caldei stessi non li rispettano? eglino quando hanno udito, che uno non può parlare, perché è mutolo, lo presentano a Bel, pregandolo a far, ch'ei parli;

41Come se potessero aver sentimento coloro, che non hanno moto; ed egli stessi, fatti accorti, gli abbandonano; perocché i loro dei non han senso.

42Ma le donne cinte di corde seggon per le strade, brugiando noccioli d'ulivi.

43E quando una di esse condotta via da uno, che passa, ha dormito con lui getta in faccia alla sua vicina, che ella non è stata stimata da tanto com'essa, e che la sua corda non è stata rotta.

44E tutto quello, che intorno ad essi ai fa, è cosa falsa. Come mai è da pensarsi, o da dirsi, ch'ei siano dei?

45Sono stati fatti da legnajuoli, e da orefici. E non altro saranno, che quello, che piacerà a' sacerdoti.

46Gli stessi artefici, che li fanno, non son di lunga durata. Potrann'eglino adunque esser dei i lavori fatti da essi?

47Hanno lasciate menzogne, e obbrobrio a quei, che saranno dopo di loro.

48Che se sopraggiunge loro guerra, e sciagure, i sacerdoti vanno pensando dove riporsi con que' lor dei.

49Come mai adunque possono essere in concetto di dei coloro, che né dalla guerra si liberano, né si sottraggono alle sciagure?

50Imperocché essendo cose di legno, e indorate, e inargentate, si conoscerà una volta da tutte le genti, e dai regi che son falsità: manifesto essendo, ch'ei non son dei, ma opere delle mani degli uomini, e non fanno nulla, che sia da Dio.

51E donde adunque conoscesi, ch'ei non sono dei, ma opere delle mani degli uomini, e che nulla fanno, che sia da Dio?

52Non danno il re ad un regno, né concedono agli uomini la pioggia,

53Non decideranno le controversie, né libereranno le provincie dalle ingiurie; perocché nulla possono, come cornacchie, che volan di mezzo tral cielo, e la terra.

54Imperocché quando si sarà appiccato il fuoco alla casa degli dei di legno, d'argento, e d'oro, i lor sacerdoti fuggiran certamente, e si metteranno in salvo; ma eglino vi brugeranno dentro non men che le travi.

55E non faran resistenza a un re in tempo di guerra: come adunque da pensarsi, o da tenersi, ch'ei siano dei?

56Non si salveranno da' ladri, né da' malandrini gli dei di legno, e di pietra, e indorati, e inargentati, perchè quelli ne posson più,

57E terranno loro l'argento, e l'oro e il vestito, onde son ricoperti, e se v'anderanno; e gli dei non aiuteranno se stessi.

58Perla qual cosa miglior cosa è un re, che fa mostra di suo valore, od un vaso utile nella casa, di cui si farà gloria il padrone, o la porta della casa, che custodisce quel, che in essa si trova, che i falsi dei.

59Certamente il sole, e la luna, e le stelle mandate ad esser utili col loro splendore, sono ubbidienti.

60Similmente anche il folgore si fa distinguere quando apparisce; e parimente anche il vento spira in ogni regione.

61E le nuvole quando è lor comandato da Dio di scorrere tutto l'orbe, fanno quel, che fu lor comandato.

62Il fuoco ancora mandato di sopra a consumare i monti, e le selve, fa quel, che gli fu ordinato. Ma costoro né per bellezza, né per virtudi sono simili ad una di queste cose:

63Per la qual cosa da pensarsi non è, né da dirsi, che questi siano dei, mentre non possono né far giustizia, né far cosa alcuna agli uomini.

64Conoscendo pertanto, che ei non son dei, voi perciò non li temete;

65Imperocché eglino non manderanno maledizione ai regi, né benedizione.

66Ei non mostrano a' popoli nel cielo i segni de' tempi: né splenderan come il sole, né faran lume come la luna.

67Da più di loro sono le bestie, che possono fuggire al coperto, e giovare a se stesse.

68In verun modo adunque non sono, dei, com'è manifesto: per questo adunque non li temete;

69Imperocché siccome in un cocomeraio uno spauracchio non è buona guardia, così sono i loro dei di legno, d'argento, e d'oro.

70E nella stessa guisa succede della vitalba in un orto, sulla quale vanno posarsi tutti gli uccelli. Simili ancora son questi loro dei di legno, e indorati, e inargentati ad un morto gittato tralle tenebre.

71Dalla porpora ancora, e dallo scarlatto, che intignono addosso a loro, imparerete di certo, ch'ei non son dei. Eglino stessi finalmente saran mangiati, e saranno l'obbrobrio d'ogni paese.

72Migliore è l'uomo giusto, che non ha idoli: perocché egli sarà lungi dall'ignominia.