Bibbia Martini
1. O morte quanto e amara la tua ricordanza per un uomo, che in pace vive tra le sue ricchezze;
2. Per un uomo tranquillo, e a cui tutto riesce felicemente, ed il quale può ancora gustare il cibo!
3. O morte, la tua sentenza è dolce all'uomo meschino, e privo di forze,
4. Spossato dall'età, e pieno di cure, e senza speranza, ed a cui manca la pazienza!
5. Non temere la sentenza della morte. Ricordati di quello, che fu prima di te, e di quello, che sarà dopo di te: questa è la sentenza data da Dio a tutti gli animali:
6. E che ti verrà aggiunto oltre la sentenza dell'Altissimo, siano essi o dieci, o cento, o mille i tuoi anni?
7. Perocché nell'inferno non si conta quel, che uno ha vissuto.
8. I figliuoli de' peccatori sono figliuoli di abominazione, e similmente quelli, che bazzicano per le case degli empj.
9. L'eredità de' figliuoli de' peccatori va in perdizione, e l'obbrobrio accompagnerà di continuo i loro posteri.
10. I figliuoli dell'empio si querelano del loro padre, per colpa del quale vivono nell'ignominia.
11. Guai a voi uomini empj, che avete abbandonata la legge dell'Altissimo.
12. Quando voi nascerete, nella maledizione nascerete, e quando morrete, la maledizione avrete per vostro retaggio.
13. Tutto quello, che vien dalla terra, tornerà nella terra; così gli empj dalla maledizione anderanno alla perdizione.
14. Gli uomini fanno lutto sopra i loro cadaveri; ma il nome degli empj sarà scancellato.
15. Tien conto del buon nome; perocché questo sarà tuo più stabilmente, che mille tesori preziosi, e grandi.
16. I giorni della buona vita si contano, ma il buon nome dura eternamente.
17. Figliuoli, conservate nella pace ii documenti, perocché la sapienza nascosta, è un tesoro, che non si vede, a che giovano l'uno, e l'altra.
18. E più stimabile colui, che nasconde la propria stoltezza, che chi nasconde la sua saggezza.
19. Or voi abbiate rossore delle cose, che io vi dirò:
20. Imperocché non è bene di arrossire per qualunque cosa; e non tutte le cose ben fatte piacciono a tutti.
21. Vergognatevi della fornicazione dinanzi al padre, e alla madre; della menzogna dinanzi al governatore, e all'uomo potente:
22. Della colpa dinanzi al principe, e al giudice; dell'iniquità dinanzi all'adunanza, e dinanzi al popolo:
23. Dell'ingiustizia dinanzi al compagno, e amico, e del furto dinanzi alla gente del luogo, dove abiti,
24. Per riguardo alla verità di Dio, ed alla legge. Vergognati di mettere il gomito sul pane, e di non tener chiaro il libro del dare, e dell'avere:
25. Vergognati di tacere con quelli, che ti salutano: di gettargli occhi sopra una donna impudica; e di non guardar in viso il parente.
26. Non volgere altrove la faccia per non vedere il tuo prossimo. Vergognati di togliere altrui la sua parte, e di non restituire:
27. Non guardar in faccia la donna altrui, e non tentare la sua serva, e non accostarti al suo letto.
28. Cogli amici guardati dalle parole ingiuriose: e se hai fatto alcun dono, noi rimproverare.