Sir 19 · 28 versetti
1L'operaio beone non arricchirà, e chi le piccole cose di sprezza, a poco a poco anderà in rovina.
2Il vino, e le donne fanno apostatare i saggi, e screditano i sensati.
3E chi fa lega con donna di mala vita, diverrà sfacciato: sarà retaggio della putredine, e de' vermini; egli sarà portato per grande esempio, e sarà levato dal numero dei viventi.
4Chi è corrivo a credere, è leggero di cuore, e avranne il danno. Chi poi pecca contro l'anima propria, sarà stimato come uom da nulla.
5Chi si gode dell'iniquità, sarà vituperato, e a chi odia la correzione, sarà abbreviata la vita: ma chi odia la loquacità, spegne la malizia:
6Chi pecca contro l'anima propria, se ne pentirà; e colui, che si gode della malizia, n'avrà infamia.
7Non riportare una parola cattivo, e offensiva, e non iscapiterai niente.
8Non manifestare i tuoi sentimenti all'amico, e al nimico, e se hai peccato, non lo svelare.
9Perocché quegli ascolterà, e starà: attento a te, e facendo le viste di scusare il tuo fallo, ti odierà, e così starà sempre intorno a te.
10Hai tu udita una parola contro il tuo prossimo? fa, ch'ella muoia dentro di te, e abbi fidanza, che non ti farà crepare.
11Lo stolto per una parola sta ne' dolori del parto, come donna, che geme per mettere alla luce un bambino.
12Freccia fitta nella carnosa coscia ell'è la parola nel cuor dello stolto.
13Correggi l'amico, il quale forse non ebbe (cattiva) intenzione, e dirà: ciò non feci io: che se lo avesse fatto, affinchè più nol faccia.
14Correggi l'amico, il qual forse non avrà detta quella tal cosa, e se la ha detta, affinchè più non la dica.
15Correggi l'amico; perché spesso si fanno delle calunnie.
16E non credere a tutto quel, che si dice. V'ha chi sdrucciola colla lingua; ma non per mala intenzione;
17Perocché chi è colui, che non pecchi colla sua lingua? Correggi il prossimo prima di usar minacce,
18E da luogo al timor dell'Altissimo: perché perfetta sapienza è il timor del Signore, ed in essa si ha il timore di Dio, e tutta la sapienza dispone ad adempiere la legge:
19Perocché la sapienza non è l'arte di mal fare, e i consiglj de' peccatori non son prudenza.
20Ella è malvagità, con cui va unita la esecrazione: e vi è uno stolto, che manca di giudicio.
21E da preferirsi l'uomo, che manca di sagacità, ed è privo di scienza, tua è timorato, a quello, che abbonda di avvedutezza, e trasgredisce la legge dell'Altissimo.
22V'ha una destrezza, che da nel segno, ma ella è iniqua.
23Ed havvi chi con frutto discorre esponendo la verità. V'ha chi maliziosamente si umilia; ma il cuore di lui è pieno di frode:
24E v'ha chi si abbassa eccessivamente con grandi sommissioni, e china la faccia, e finge di non vedere quello, che è segreto:
25Ma se per mancanza di forze gli è vietato di peccare, trovata ch'egli abbia l'opportunità di far del male, il farà.
26L'uomo si riconosce all'aspetto, e da quel, che apparisce sul volto, si conosce l'uomo assennato.
27La maniera di vestire, di ridere, e di camminare annunziano l'esser dell'uomo.
28Havvi una correzione falsa, quand'uno per ira vomita ingiurie, e si fa giudizio, che si trova non esser retto; ed havvi che si tace, e questi è prudente.
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