2. Come il grasso dell'ostia dalla carne si segrega: così è Davidde segregato da' figliuoli di Israele. 3. Egli scherzò co' leoni come se fossero agnelli, e gli orsi trattò come agnelli nella sua giovinezza. 4. Non uccise egli il gigante togliendo l'obbrobrio di sua nazione 5. Alzata la mano, col sasso della sua frombola, abbattè il trionfante Golia: 6. Perché egli invocò il Signore onnipotente, il quale diede forza al suo braccio per uccidere un uomo forte in combattere, e per rialzar la gloria di sua nazione. 7. Così diede a lui la gloria di avere uccise dieci mila persone, e illustre il rendè colle sue benedizioni, e gli offerse corona di gloria: 8. Perocché egli dappertutto conquise i nimici, e sterminò gli avversi Filistei fino al giorno d'oggi, egli fiaccò loro le corna in eterno. 9. In tutte le sue azioni egli diede gloria al Santo, e all'Eccelso con parole di somma laude: 10. Con tutto il cuor suo celebrò il Signore, e amò il suo Creatore, il quale lo avea fatto forte contro i nemici: 11. Egli collocò dinanzi all'altare i cantori, e a' loro canti diede dolce armonia.
Salmo Responsoriale
Sal 26,1.3-5.8-9
1. Salmo di David, prima ch'ei fosse unto. IL Signore mia luce, e mia salute: chi ho io da temere? Il Signore difende la mia vita: chi potrà farmi tremare? 3. Quando io avrò contro di me degli eserciti attendati, il mio cuore non temerà. Quando si verrà a battaglia contro di me, in questo io porrò mia speranza. 4. Una sola cosa ho domandato al Signore; questa io cercherò; che io possa abitare nella casa del Signore per tutti i giorni della mia vita: Affine di vedere il gaudio del Signore, frequentando il suo tempio. 5. Imperocché egli mi ha ascoso nel suo tabernacolo, nel giorno delle sciagure mi pose al coperto nell'intimo del suo tabernacolo. 8. Con te parlò il cuor mio; gli occhi miei ti hanno cercato: la tua faccia cercherò io, o Signore. 9. Non rivolgere la tua faccia da me, non ritirarti per isdegno dal servo tuo. Sii tu mio aiuto, non mi abbandonare, e non disprezzarmi o Dio mio Salvatore.
Vangelo
Mc 6,14-29
14. Venne ciò a notizia del re Erode (imperocché si era sparsa la sua rinomanza) e diceva: Giovanni Batista è risuscitato da morte: e in lui perciò' spiccano le virtù. 15. Altri poi dicevano: Egli è Elia, Altri dicevano: Egli è un profeta, come uno de' profeti. 16. Ma Erode, quando ne ebbe sentito parlare, disse: Questi è quel Giovanni cui io tagliai la testa, egli è risuscitato da morte. 17. Imperocché Erode avea mandato a pigliare Giovanni, e lo tenne legato in prigione per causa di Erodiade moglie di Filippo suo fratello, perché egli se l'era presa per moglie. 18. Imperocché Giovanni diceva ad Erode: Non è lecito a te di ritenere la moglie di tuo fratello. 19. Ed Erodiade gli tendeva insidie: e bramava di farlo morire; ma non le riusciva. 20. Imperocché Erode temeva Giovanni, sapendo, che era uomo giusto, e santo: e lo difendeva, e a persuasione di lui faceva molte cose, e lo sentiva volentieri. 21. Ma venuto un giorno favorevole, Erode fece una cena il suo dì natalizio ai grandi della corte, e ai tribuni, e ai principali della Galilea: 22. Ed essendo entrata la figliuola della stessa Erodiade a ballare, ed essendo piaciuta ad Erode, e ai convitati, il re disse alla fanciulla: Chiedimi quello, che vuoi, e te lo darò: 23. E le giurò: Qualunque cosa mi chiederai, te la darò, abbenchè sia la metà del mio regno. 24. Ed ella uscita che fu, disse a sua madre: Che dimanderò? Ed ella dissele: La testa di Giovanni Batista. 25. E ritornata subito frettolosamente dal re, gli fece la domanda, dicendo: Voglio, che tu mi dia subito in un bacile la testa di Giovanni Batista. 26. E rattristatosi il re per risguardo al giuramento, e a' convitati, non volle disgustarla: 27. Ma spedì il carnefice, e ordinò, che fosse portata la testa di lui in un bacile. E questi lo decollò nella prigione. 28. E portò in un bacile la testa di lui: e la dette alla fanciulla, e la fanciulla la dette alla madre sua. 29. Il che risaputosi da' suoi discepoli, andarono a prendere il suo corpo, e gli diedero sepoltura.
Lettura Complementare
Gb 30,1-31
Piano triennale — Anno B
1. Ma adesso mi scherniscono i più giovani di me, ai padri de' quali non mi sarei degnato di dar la cura de' cani della mia greggia: 2. De' quali io nulla stimava la forza delle braccia, ed egli eran creduti indegni anche di vivere. 3. Secchi per la povertà, e per la fame, che cercavan da rodere pel deserto, squalidi nella calamità, e miseria. 4. E l'erba mangiavano, e la corteccia degli alberi, e loro cibo era la radice del ginepro. 5. E di simili cose andavano in cerca per le valli, e trovate che ne avessero correvano a prenderle con grande schiamazzo. 6. Abitavano nelle buche dei torrenti, e nelle caverne della terra, o sopra de' massi. 7. E in tale stato erano allegri, e per delizia contavano lo star sotto i pruni. 8. Figliuoli di gente stolta, e ignobile, i quali nemmen compariscono sopra la terra. 9. Or io sua divenuto argomento delle loro canzoni, e oggetto de' loro schemi. 10. Mi hanno in abominazione, e fuggon lungi da me, e non han ribrezzo di sputarmi in faccia. 11. Perocché egli apri il suo turcasso, e mi trafisse, e il morso pose alla mia bocca. 12. Nel mio fiorire spuntarono subitamente accanto a me le mie sciagure, mi hanno rovesciato per terra, e venendomi sopra come una piena mi hanno oppresso. 13. Mi hanno rotte le strade; coloro mi teser de' lacci, e la vinsero, perché non v'ebbe chi m'aiutasse. 14. Quasi rotto il muro, e sforzata la porta si scagliaron sopra di me, e incrudelirono sopra la mia miseria. 15. Fui ridotto nel nulla; tu mi rapisti qual vento, i miei desiderj, ed ogni mio bene se n'andò come nebbia. 16. Ed ora dentro di me si strugge l'anima mia, e i giorni di afflizione si sono impossessati di me. 17. La notte i dolori fiedono le mie ossa, e non assomma quelli che mi divorano. 18. Il grande lor numero consuma il mio vestimento, ed ei mi cingono come tonaca, che serra il collo. 19. Sono considerato come fango, e son fatto simile alla polvere, ed alla cenere. 20. Alzo a te le mie grida, e tu non mi ascolti, e non volgi a me uno sguardo. 21. Ti se' cambiato in crudele per me, e colla dura tua mano mi tratti come nemico. 22. Mi innalzasti, e quasi ponendo mi sopra del vento mi desti orribil tracollo. 23. Io so, che in balìa di morte tu mi darai là dove è assegnata abitazione ad ogni vivente. 24. Tu però la tua man non adopri a consumarli del tutto, e quando saranno abbattuti, tu li salverai. 25. Io piangeva una volta le altrui afflizioni, ed era pietosa col povero l'anima mia. 26. Mi aspettai felicità, e mi venner sciagure, sperai luce, e sopraggiunser le tenebre: 27. Sono infuocate le mie viscere, e non mi dan posa: mi han sorpreso i giorni di afflizione. 28. Io me ne vo malinconico, ma senza trasporti d'ira; mi alzo, e grido in mezzo alla gente. 29. Divenni fratello dei dragoni, e compagno degli struzzoli. 30. Mi si è annerita addosso la pelle, le mie ossa sono inaridite pel grande ardore. 31. Rivolta in pianto è la mia cetra, e in voce di dolor la mia lira.