Venerdì 27 Agosto 2027

Piano di lettura

Venerdì della XXI settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura

1Ts 2,1-8

1. Imperocchè voi stessi sapete, fratelli, come non senza frutto fa il nostro venir tra di voi: 2. Ma avendo prima sofferti patimenti, e strapazzi (come sapete) in Filippi, avemmo fidanza nel nostro Dio di parlare a voi del vangelo di Dio tra molti contrasti. 3. Conciossiachè la nostra esortazione non (fu) a favor dell'errore, né della malizia, né della frode, 4. Ma nello stesso modo, che fummo da Dio approvati, perché confidato a noi fosse il vangelo: così parliamo, non come per piacere agli uomini, ma a Dio, che disamina i nostri cuori. 5. Imperocché il nostro linguaggio non fu giammai di adulazione, come sapete: né pretesto all'avarizia: Dio è testimone: 6. Né cercammo gloria dagli uomini, né da voi, né da altri. 7. Potendo noi essere a voi di peso come Apostoli di Cristo: ci facemmo piccolini tra di voi come nutrice, che al sen si stringa i suoi figli. 8. Così noi amandovi teneramente, bramavamo di dare a voi non solo il vangelo di Dio, ma le stesse anime nostre: perché siete divenuti carissimi a noi.

Salmo Responsoriale

Sal 138,1-3.13-16

1. Salmo di David. Signore, tu hai fatto saggio di me, e mi hai conosciuto: tu hai conosciuto il mio stare, e il mio andare. 2. Tu da lungi vedesti i miei pensieri: osservasti il filo de' passi miei. 3. E le mie vie tutte tu prevedesti; anche quando parola non è sulla mia lingua. 13. Darò lode a te, perché sommamente grande ti se' dimostrato: le opere tue son mirabili, e troppo bene il conosce l'anima mia. 14. Non sono ignote a te le mie ossa lavorate, nel segreto, la mia sostanza lavorata nelle viscere della terra. 15. Gli occhi tuoi mi videro quand'io era informe: or tutti nel tuo libro saranno scritti: nuovi giorni si formeranno, e neppur uno ne mancherà. 16. Ma sono grandemente onorati da me, o Dio, gli amici tuoi: grandemente possente è divenuto il loro impero.

Vangelo

Mt 25,1-13

1. Allora sarà simile il regno de' cieli a dieci vergini, le quali avendo prese le loro lampane, andarono in contro allo sposo, e alla sposa. 2. Ma cinque di esse erano stolte, e cinque prudenti. 3. Or le cinque stolte, prese avendo le loro lampane, non portaron seco dell'olio: 4. Le prudenti poi insieme colle lampane presero dell'olio ne' vasi loro. 5. E tardando lo sposo, assonnarono tutte, e si addormentarono. 6. E a mezzanotte levossi un grido: Ecco lo sposo viene, andategli incontro. 7. Allora si alzarono tutte quelle vergini, e misero in ordine le loro lampane. 8. Ma le stolte dissero alle prudenti: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampane si spengono. 9. Risposero le prudenti, e dissero: Perché non ne manchi a voi, e a noi, andate piuttosto da chi ne vende, e compratevene. 10. Ma in quello, che andavano a comperarne, arrivò lo sposo; e quelle, che erano preparate, entraron con lui alle nozze, e fu chiusa la porta. 11. All'ultimo vennero anche le altre vergini, dicendo: Signore, Signore, aprici. 12. Ma egli rispose, e disse: In verità, vi dico, non so, chi siate. 13. Vegliate adunque, perché non sapete il giorno, né l'ora.

Lettura Complementare

2Mac 4,1-28

Piano triennale — Anno B

1. Ma il già detto Simone, che aveva in danno della patria dato l'indizio di quel tesoro, parlava male di Onia, come se egli avesse istigato Eliodoro a far tali cose, e fosse egli stato la cagione del male: 2. E al protettore della città, al difensore della nazione, allo zelator della legge divina ardiva di apporre, che macchinasse contro del regno. 3. Ma avanzandosi i dissapori fino a tal segno, che da alcuni degli amici di Simone si facevano delle uccisioni, 4. Considerando Onia i pericoli della discordia, e come Apollonio governatore della Celesiria, e della Fenicia colla sua imprudenza attizzava la malvagità di Simone, si portò dal re: 5. Non come accusatore de' suoi con cittadini, ma riflettendo dentro di se a quello, che alla comune utilità di tutto il popolo si conveniva. 6. Perocché egli vedeva, che senza la previdenza del re non era possibile di rimettere le cose in calma, nè che Simone ponesse fine alle sue avventaggini. 7. Ma morto Seleuco, essendo a lui succeduto Antioco soprannominato Epifane, Giasone fratello di Onia ambiva il ponteficato: 8. E ito a trovare il re gli promise trecento sessanta talenti, e altri ottanta talenti per altri titoli, 9. E oltre a ciò altri cento cinquanta ne prometteva per la permissione di fondare un ginnasio, e una efebia, e per dare a quei di Gerusalemme la cittadinanza di Antiochia. 10. La qual cosa essendo a lui conceduta dal re, e avendo egli conseguito il principato, cominciò subito a far prendere a' suoi nazionali i costumi gentileschi: 11. E tolta via la maniera di vivere approvata dalla umanità dei re in favor de' Giudei, mediante gli ufficj di Giovanni padre di Eupolemo (il quale fu poi mandato pubblico Ambasciadore a Roma a rinnovare la confederazione, e l'amicizia) egli distruggendo i diritti de' cittadini stabiliva leggi perverse. 12. Imperocché ebbe ardimento di fondare sotto la stessa cittadella un ginnasio, e di mettere ne' lupanari il fior della gioventù. 13. Ed era questo non un principio, ma un avanzamento, e progresso della maniera di vivere gentilesca, e straniera introdotta con infame, e inaudita malvagità dal non sacerdote, ma empio Giasone: 14. Onde avvenne, che i sacerdoti non erano più intenti al ministero dell'altare, ma disprezzato il tempio, e messi in non cale i sagrifizj, correvano alla palestra, e ai premj indegni, e ad esercitarsi al disco. 15. E non facendo verun conto di quel, che era in pregio tra i padri loro, migliori stimavano le glorie della Grecia: 16. Delle quali l'acquisto si disputavan tra loro non senza pericolo, e le usanze di quelli emulavano, e a quelli volevano in tutto esser simili, i quali erano stati loro nemici, e distruttori. 17. Imperocché non rimane senza gastigo l'operare empiamente contro le leggi divine: ma ciò verrà in chiaro ne' tempi che sieguono. 18. Ma celebrandosi a Tiro i giuochi quinquennali, ed essendovi presente il re, 19. Mandò il facinoroso Giasone da Gerusalemme uomini perversi a portare trecento di dramme d'argento pel sagrifizio d'Ercole; ma quelli, che le portavano chiesero, che non si spendessero pe' sagrifizj, perché ciò non era conveniente, ma si impiegassero in altri usi. 20. Onde veramente dal donatore furono offerte pel sagrifizio di Ercole; ma in grazia dei latori furono impiegate nella fabbrica delle triremi. 21. Ma Antioco avendo spedito in Egitto Apollonio figliuolo di Mnesteo a trattare co' grandi della corte del re Tolomeo Filometore, vergendo come era stato escluso dagli affari di quel regno, pensando a' proprj vantaggi, si parti di là, e andò a Joppe, e indi a Gerusalemme. 22. E accolto grandiosamente da Giasone, e dalla città, vi entrò a lumi accesi, in mezzo ai canti; e indi tornò coll'esercito nella Fenicia. 23. Tre anni dopo Giasone mandò Menelao fratello del mentovato Simone a portar denari al re, e riportarne gli ordini sopra altari di importanza. 24. Ma quegli acquistatosi il favore del re coll'esaltare la sua potenza tirò a se il sommo Sacerdozio, dando trecento talenti d'argento più di Giasone. 25. E ricevuti gli ordini del re se ne tornò. Or ei nulla aveva che fosse degno del sacerdozio, ma portava un cuor di tiranno crudele, e la rabbia di una fiera selvaggia. 26. E Giasone, che avea tradito il proprio fratello, ingannato egli stesso fu cacciato esule nel paese degli Ammoniti. 27. Or Menelao ottenuto il principato non veniva a capo di trovare i denari promessi al re, benché facesse l'esazione Sostrato, che era governatore della cittadella. 28. (Perocché a lui spettava l'esigere i tributi): e furono perciò ambedue chiamati a comparire dinanzi al re.