Prima Lettura
Os 6,1-6
1. Nella loro afflizione al mattino si alzeranno per venire a me. Su via torniamo al Signore; 2. Perocché egli stesso ci ha rapiti, e ci salverà; ci ha percossi, e ci guarirà. 3. Egli ci renderà la vita dopo due giorni, e il terzo giorno ci risusciterà, e viveremo dinanzi a lui. Lo conosceremo, e seguiremo il Signore per conoscerlo. E preparata la venuta di lui, come l'aurora, ed egli verrà a noi, come vien alla terra la piova d'autunno, e quella di primavera. 4. Che farò io a te, o Ephraim? Che farò a te, o Giuda? La vostra bontà è come una nuvola mattutina, e come rugiada, che al mattino sparisce. 5. Per questo io messi lo scalpello in mano a' miei profeti, dava io ad essi la morte colle parole della mia bocca. Così la tua condannagione verrà fuori come la luce; 6. Perocché la misericordia io amo, e non il sagrifizio; e la scienza di Dio più, che gli olocausti.
Salmo Responsoriale
Sal 50,1-2.16-19
1. Salmo di Davidde: quando andò a trovarlo il profeta Nathan, allorché egli si accostò a Bethsabea. Abbi misericordia di me, o Dio, secondo la grande tua misericordia. 2. E secondo le molte operazioni di tua misericordia scancella la mia iniquità. 16. Signore, tu aprirai le mie labbra, la mia bocca annunzierà le tue lodi. 17. Imperocché se un sagrifizio tu avessi voluto, lo avrei offerto: tu non ti compiacerai degli olocausti. 18. Sagrifizio a Dio lo spirito addolorato: il cuore contrito, e umiliato noi disprezzerai tu, o Dio. 19. Colla buona volontà tua sii benefico, o Signore, verso Sionne, affinchè stabilite siano le mura di Gerusalemme.
Vangelo
Lc 18,9-14
9. Disse ancora questa parabola per taluni, i quali confidavano in se stessi come giusti, e disprezzavano gli altri. 10. Due uomini salirono al tempio a fare orazione: uno Fariseo, e l'altro Pubblicano. 11. Il Fariseo si stava, e dentro di se orava così: Ti ringrazio, o Dio, che io non sono come gli altri uomini: rapaci, ingiusti, adulteri; ed anche come questo Pubblicano: 12. Digiuno due volte la settimana: pago la decima di tutto quello, che io posseggo. 13. Ma il Pubblicano stando da lungi, non voleva nemmeno alzar gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: Dio, abbi pietà di me peccatore. 14. Vi dico, che questo se ne tornò giustificato a casa sua a differenza dell'altro: imperocché chiunque si esalta, sarà umiliato: e chi si umilia, sarà esaltato.
Lettura Complementare
Sap 16,1-29
Piano triennale — Anno B
1. Per questo ancora mediante simili; cose furon quelli giustamente i tormentati, e sterminati da una turba di bestie. 2. Ma in luogo di tali pene, tu facesti de' favori al tuo popolo concedendogli le bramate delizie di nuovo sapore, le quaglie: 3. Talmente che quelli bramosi di cibo, a motivo di quelle bestie, che l'avevano sotto degli occhi mandate contro di loro, perdevano l'appetito del necessario, questi poi ridotti per poco tempo all'inopia gustarono nuove vivande; 4. Perocché conveniva che irremediabile rovina venisse sopra di quelli, che la facevano da tiranni: a questi poi solamente si dimostrasse in qual guisa straziati fossero i loro nemici. 5. E allora quando contro di questi infierirono bestie crudeli, eglino erano messi a morte pelle morsicature di velenosi serpenti; 6. Ma non per sempre durò il tuo sdegno, ma per poco tempo furono spaventati per loro emendazione, avendo ricevuto il segno di salute, perché si ricordassero de' comandamenti della tua legge. 7. Al qual segno chi si rivolgeva, diventava sano, non in virtù di quel, ch'ei vedeva, ma per grazia di te Salvatore di tutti: 8. E con ciò facesti vedere a nostri nemici come tu se' colui, che liberi da ogni male. 9. Perocché quelli perirono morsicati dallo locuste, e dalle mosche, nè si trovò rimedio per la loro vita, perché eran degni di essere sterminati da bestie tali: 10. Ma i tuoi figliuoli neppur dai velenosi dragoni furono vinti, perché la tua misericordia venne a sanarli: 11. Conciossiaché per farli ricordare de' tuoi precetti erano punti, e tosto erano salvati; affinchè non avvenisse, che perdutane affatto la memoria goder non potessero del tuo ajuto; 12. Imperocché non fu né un'erba, né un lenitivo, che li guarì, ma la tua parola, o Signore, la quale tutto risana; 13. Perocché tu, o Signore, se' quello, che hai in tua balìa la vita, e la morte, e conduci fino alle porte di morte, e indietro richiami: 14. Or l'uomo ben può uccidere un altro per malvagità; ma partito, che sia lo spirito, egli non può far, che ritorni, nè richiamerà indietro l'anima altrove già ricettata. 15. Ma di fuggire dalla tua mano non è possibile, 16. Quindi gli empj, che negavano di conoscerti, furon flagellati dal forte tuo braccio, perseguitati da acque nuove, e grandini, e tempeste, e consunti dal fuoco. 17. E questo era il mirabile, che il fuoco attività maggiore aveva nell'acqua, la quale spegne ogni cosa, perché il mondo tutto fa le vendette de' giusti, 18. Talora poi il fuoco si ammansiva, affinchè non ne fosser brugiate le bestie spedite contro degli empj, ond'eglino ciò veggendo sapessero come per giudizio divino erano straziati. 19. E in altro tempo il fuoco sopra la natural forza ardeva per ogni parte nell'acqua, affin di sperdere della iniqua terra le produzioni. 20. Ma all'opposto il popolo tuo nutristi col cibo degli Angeli, e dal cielo somministrasti ad essi un pane bell'e fatto senza loro fatica, contenente in se ogni delizia, ed ogni soave sapore; 21. Perocché quella tua sostanza dimostrava come tu se' dolce inverso i figliuoli, e adattandosi al genio di ciascheduno, ella diventava quello, che ciascuno voleva: 22. Ma la neve, ed il ghiaccio reggevano alla forza del fuoco senza liquefarsi; affinché (i tuoi) vedessero come i frutti de' nemici erano distrutti dal fuoco ardente, che folgoreggiava in mezzo alla grandine, ed alla pioggia. 23. E qui all'opposto perché i giusti avessero onde sostentarsi, si scordò egli della sua stessa virtù. 24. Perocché la creatura, che serve a te suo facitore, gli ardori raddoppia e a tormentare gli ingiusti, e mite diventa in pro di quelli, che in te confidano. 25. E quindi ancora (la creatura) trasfigurandosi allora in tutte guise serviva alla tua benignità nutrice di tutti secondo i voti di quelli, che a te ricorrevano. 26. Affinchè i tuoi figliuoli amati da te, o Signore, riconoscessero come non i frutti rinascenti pascono gli uomini, ma la tua parola è quella che conserva chi crede in te. 27. Perocché quello, che non poteva esser consunto dal fuoco, riscaldato a un piccol raggio del sole squagliavasi. 28. Affinché sapessero tutti, come dee prevenirsi il sole per la benedizione, e si dee alla levata del sole adorarti. 29. Perocché la speranza dell'ingrato, come il ghiaccio dell'inverno si scioglie, e si sperde come acqua inutile.