Lettura Complementare
At 25,1-12; 25,22-27; 26,1-32
Piano triennale — Anno C
1. Festo adunque entrato nella provincia, tre giorni dopo andò da Cesarea a Gerusalemme. 2. E comparvero dinanzi a lui i principi de' sacerdoti, e i più ragguardevoli Giudei contro Paolo: e lo pregavano, 3. Chiedendogli grazia contro di lui, che comandasse di farlo condurre in Gerusalemme, tendendogli insidie per ammazzarlo nel viaggio. 4. Ma Pesto rispose, che Paolo era custodito in Cesarea: e che egli stesso partirebbe in breve. 5. Quegli adunque (disse egli) di voi, che possono farlo, vengano insieme, e se alcun delitto è in quest'uomo, lo accusino. 6. Ed essendo restato tra di loro non più di otto, o dieci giorni andò a Cesarea, e il dì seguente sedendo a tribunale, ordinò, che fosse condotto Paolo. 7. Ed essendo egli stato condotto, lo circondarono que' Giudei, che eran venuti da Gerusalemme, portando molte, e gravi accuse contro di Paolo, le quali non potevano provare. 8. Difendendosi Paolo con dire: non ho niente peccato né contro la legge de' Giudei, né contro il tempio, né contro Cesare. 9. Ma Festo volendo far cosa grata ai Giudei, rispose a Paolo, e disse: vuoi tu venire a Gerusalemme, e quivi esser sopra queste cose giudicato dinanzi a me? 10. Ma Paolo disse: sto dinanzi al tribunale di Cesare, ivi fa di mestieri, ch'io sia giudicato. A' Giudei non ho fatto torto, come tu sai benissimo. 11. Imperocché se ho fatto torto, o se ho fatta cosa degna di morte, non ricuso di morire: che se non è nulla di tutto quello, onde questi mi accusano, nissuno può ad essi donarmi. Appello a Cesare. 12. Allora Festo avendone discorso in consiglio, rispose: Hai appellato a Cesare? A Cesare andrai. 22. E Agrippa disse a Festo: Ancor io bramerei di sentire quest'uomo. E quegli: Domane, disse, lo sentirai. 23. E il dì seguente essendo andati Agrippa, e Berenice con molta magnificenza, ed entrati nell'uditorio co' tribuni, e colle persone principali della città, fu per ordine di Festo condotto Paolo. 24. E Festo disse: Agrippa re, e voi tutti, che siete qui insieme con noi, voi vedete quest'uomo, contro del quale tutta la moltitudine de' Giudei ha fatto ricorso a me in Gerusalemme, gridando, che non conviene, ch'ei viva più. 25. Io però ho riconosciuto, che non ha fatto nulla, che meriti morte. Ma avendo egli stesso appellato ad Augusto, ho determinato di mandarglielo. 26. Intorno ai quale nulla ho di certo da scrivere al Signore. Per la qual cosa l'ho fatto venire dinanzi a voi, e principalmente dinanzi a te, o re Agrippa, affinché disaminatolo io abbia qualche cosa da scrivere. 27. Imperocché contro ogni ragione mi sembra mandare un uomo legato, senza accennare i motivi. 1. Agrippa perciò disse a Paolo: Ti è permesso di parlare per te stesso. Allora Paolo stesa la mano principiò a far sua difesa. 2. Io mi stimo fortunato, o re Agrippa, perché sono per dir mia ragione quest'oggi alla tua presenza su tutti i capi, ond'io sono accusato da' Giudei, 3. Massimamente essendo tu conoscitore di tutte le consuetudini, e quistioni, che sono tra gli Ebrei; per la qual cosa ti prego di udirmi pazientemente. 4. E quanto alla vita, ch'io ho menato dalla gioventù tra que' della mia nazione in Gerusalemme fino da principio, ella è nota a tutti i Giudei: 5. I quali (se render voglion testimonianza) prima d'ora hanno saputo, com' io da prima secondo la più sicura setta della nostra religione vissi Fariseo. 6. Ora poi per la speranza della promessa fatta da Dio ai padri nostri sto qual reo in giudizio: 7. Alla quale (promessa) le dodici nostre tribù, servendo notte, e giorno a Dio, sperano di arrivare. Per cagione di questa speranza sono io accusato da' Giudei, o re. 8. Come incredibil cosa si giudica da voi, che Dio risusciti i morti? 9. E quanto a me io mi era messo in cuore di dover fare da nemico molte cose contro il nome di Gesù Nazareno: 10. Come anche feci in Gerusalemme, e molti de' Santi io chiusi nelle prigioni, avutone il potere dai principi de' sacerdoti: e quando erano uccisi, io diedi il mio voto. 11. E per tutte le sinagoghe spesse volte a forza di castighi li costringeva a bestemmiare: e sempre pia infuriando contro di essi, li perseguitava anche per le città di fuora. 12. Tra le quali cose essendo io andato in Damasco con potestà, e per commissione de' principi de' sacerdoti, 13. Di mezzogiorno vidi, o re, nella strada una luce del cielo più splendente del sole lampeggiare intorno a me, e a que', ch'erano meco, 14. Ed essendo noi tutti caduti per terra, udii una voce, che a me diceva in Ebreo: Saulo, Saulo perché mi perseguiti? Dura cosa è per te il ricalcitrare contro il pungolo. 15. Allora io risposi: Chi se' tu, o Signore? E quegli disse: io sono Gesù, cui tu perseguiti. 16. Ma levati su, e sta' ritto su' tuoi piedi: Imperocché a questo fine ti sono apparito per costituirti ministro, e testimone delle cose, che hai vedute, e di di quelle, per le quali ti apparirò, 17. E ti libererò da questo popolo, e da' Gentili, tra i quali ora ti mando 18. Ad aprile i loro occhi, affinchè si convertano dalle tenebre alla luce, e dalla podestà di Satana a Dio, affinchè ricevano la remissione de' peccati, e l'eredità trai Santi, mediante la fede, che è in me. 19. Per la qual cosa, o re Agrippa non fui ribelle alla celeste visione: 20. Ma primieramente a quelli, che sono in Damasco, e in Gerusalemme, e per tutto il paese della Giudea, di poi anche alle genti predicava, che si pentissero, e si convenissero a Dio, e facessero degne opere di penitenza. 21. Per questa cagione i Giudei avendomi preso nel tempio, tentavano di uccidermi. 22. Ma sostenuto dall'aiuto divino, ho perseverato sino a questo giorno, insegnando ai piccoli, e ai grandi, niun'altra cosa dicendo fuori di quello, che i profeti, e Mosè hanno detto dover succedere, 23. Che il Cristo dovea patire, che essendo egli il primo a risorger da morte, annunziar dee la luce a questo popolo, e alle nazioni. 24. Tali cose dicendo egli in sua difesa. Pesto ad alta voce disse: Tu se' impazzito, o Paolo: la molta dottrina ti fa dare in pazzie. 25. Ma Paolo: Non son pazzo, disse, o ottimo Festo, ma proferisco parole di verità, e di saggezza. 26. Imperocché sono note queste cose al re, dinanzi a cui liberamente ragiono: dacché niuna di queste cose credo nascosta a lui. Conciossiachè niente di questo è stato fatto in un cantone. 27. Credi tu, o re Agrippa, ai profeti? So, che tu credi. 28. Ma Agrippa disse a Paolo: Quasi quasi mi persuadi a diventar Cristiano. 29. E Paolo: Bramo da Dio, che o quasi, o senza quasi non solamente tu, ma anche tutti que’, che mi ascoltano, diventiate oggi quale son io, eccettuate queste catene. 30. E si alzò il re, e il preside, e Berenice, e quelli, che sedevano con essi. 31. E ritiratisi in disparte, discorrevan tra loro, dicendo: Quest'uomo non ha fatto cosa, che meriti morte, o prigionia. 32. E Agrippa disse a Festo: Quest'uomo poteva essere liberato, se non avesse appellato a Cesare.