Lettura Complementare
Bar 4,13-26; 4,30; 6,1-28
Piano triennale — Anno C
13. E ignoravano i suoi precetti, non battevan la strada de' comandamenti di Dio, né colla giustizia camminarono pe' sentieri della sua verità. 14. Vengan le vicine di Sion, e meco facciano ricordanza della schiavitudine de' miei figli, e delle figlie, nella quale gli ha condotti l'Eterno; 15. Imperocché mandò egli contro di loro una nazione rimota, nazione perversa, e di lingua ignota; 16. I quali non hanno avuto rispetto pei vecchi, né misericordia pe' fanciulli, e hanno menati via i cari della vedova, e priva di figli la hanno lasciati in desolazione. 17. E qual ajuto recarvi poss'io? 18. Ma colui, che mandò sopra di voi questi mali, egli vi libererà dalle mani de' vostri nemici. 19. Andate figli, andate, ed io mi resti pur sola. 20. Mi sono spogliata del manto di pace, e mi son vestita del sacco di supplichevole, e alzerò mie grida all'Altissimo per i tutti i miei giorni, 21. Fatevi animo, o figliuoli, alzate le vostra grida al Signore, e vi libererà dal potere de' principi nemici; 22. Imperocché io ho posta la speranza mia nell'Eterno, salute vostra, il Santo mi ha consolala colla misericordia, che verrà a voi dall'eterno salvatore vostro; ' 23. Imperocché con lagrime, e con sospiri vi licenziai, ma riconduravvi a me il Signore con gaudio, e letizia sempiterna. 24. E siccome le vicine di Sion videro venir da Dio la schiavitù vostra, così vedranno assai presto la salute vostra venire da Dio a voi con onore grande, e splendore eterno. 25. Figliuoli, sopportate pazientemente l'ira, che è venuta sopra di voi: imperocché ti ha perseguitato il tuo nemico, ma tosto vedrai tu la perdizione di lui, e tu calcherai la sua cervice. 26. I teneri miei figliuoli hanno battute aspre strade; perocché sono stati condotti come una greggia rapita dagli inimici. 30. Stadi buon animo, Gerusalemme; perocché ti consola colui, che a te da il nome. 1. COPIA della lettera mandata da Geremia a quegli, che doveano essere condotti schiavi a Babilonia dal re de' Babilonesi, per far loro sapere quello, che Dio aveva a lui comandato. Per ragion de' peccati commessi dinanzi al Signore voi sarete condotti schiavi a Babilonia da Nabuchodonosor re de' Babilonesi. 2. Arrivati adunque a Babilonia, ivi starete per moltissimi anni, e per lungo tempo fino a sette generazioni: e dipoi vi trarrò di colà in pace. 3. Ma adesso voi vedrete in Babilonia dei d'oro, e d'argento, e di pietra, e di legno portarsi sopra le spalle, e incuter timore alle genti. 4. Badate adunque di non imitar voi pure il fare degli stranieri, sicché abbiate paura, e vi prenda il timore di tali dei. 5. Quando adunque vedrete la turba dinanzi, e di dietro adorarli, dite ne' vostri cuori: Te fa d'uopo di adorare, o Signore; 6. Perocché il mio Angelo è con voi, ed io stesso avrò cura delle anime vostre. 7. Conciossiachè la loro lingua fu limata dall'artefice: quegli ancora, che sono indorati, e inargentati, sono menzogna, e non posson parlare. 8. E come si fa ad una fanciulla, che ama gli ornamenti, così dato di mano all'oro si ornano questi con arte. 9. Certo, che i loro dei hanno sulle lor teste corone di oro, onde poi i sacerdoti tolgon ad essi l'oro, e l'argento, e se l'appropriano. 10. E di questo ne ornano le prostitute, e le meretrici, e vicendevolmente riavutolo dalle meretrici ne abbelliscono i loro dei; 11. E questi (dei) non san liberarsi dalla ruggine, e dalla tignuola. 12. Ma quando gli han rivestiti di porpora, lavati loro la faccia a motivo della polvere, che è grandissima ne' loro templi. 13. E l'idolo ha in mano lo scettro come un uomo, come uno, che governa un paese: ma egli non fa morir chi lo offende. 14. Ha talora in mano la spada, e la scure, ma non si può salvar dalla guerra, né dai ladri; per le quali cose in tendete com'ei non son dii. 15. Non abbiate adunque timore di essi: imperocché tali sono i loro dei, qual è un vaso rotto, che non è buono a nulla. 16. Collocati, che sono in una casa, i loro occhi si cuopron di polvere smossa da' piedi di color, che vi entrano. 17. E siccome colui, che ha offeso il re, si chiude dentro molte porte, o come fassi ad un morto, che si conduca alla sepoltura; così i sacerdoti assicuran le porte con serrature, e chiavistelli, affinché i ladri non ispoglin gli dei. 18. Accendon loro eziandio molte lampane, delle quali non posson quelli vederne pur una: ei sono come le travi in una casa. 19. Dicono, che i serpenti, che son dalla terra, mangian le loro interiora quando mangiano ad essi i lor vestimenti, ed essi noi sentono. 20. Le loro facce son nere pel fumo, che si fa nelle lor case. 21. Sopra il loro corpo, e sopra il loro capo volano le civette, e le rondini, e altri uccelli, e il simile fanno i gatti. 22. Donde imparate, che questi non sono dei: non abbiate adunque di essi timore. 23. l'oro ancora, che hanno, è per mostra: se qualcheduno non li ripulisce dalla ruggine, non saran risplendenti: e quando erano fusi, nulla sentivano. 24. E furon comprati a prezzo sommo, benché spirito non sia in essi. 25. Li portano sulle spalle quasi sian senza piedi, facendo vedere agli uomini la vergognosa loro impotenza. Siano confusi anche color, che gli adorano. 26. Per questo se cascan per terra, non si rialzan da loro, e se uno li collocherà ritti, da per loro non istaranno, ma si reggeranno sugli omeri di quelli, come i morti. 27. Le loro ostie le vendono i sacerdoti in loro pro, ed anche le loro donne ne strappano, e non ne fanno parte all'ammalato, né al mendico; 28. I lor sagrifizj li toccano donne fresche dal parto, e le menstruate. Conoscendo adunque da tali cose, ch'ei non son dei, non li temete,