5. Queste cose dice il Signore: Maledetto l'uomo, che confida nell'uomo, e fa suo appoggio un braccio di carne, e col cuor suo si dilunga dal Signore; 6. Imperocché ei sarà simile al tamarisco del deserto, e non gioverà a lui il bene quando venga: ma starà al secco nel deserto in un terren salso, e inabitabile. 7. Benedetto l'uomo, che nel Signore confida, ed è sua speranza il Signore. 8. Ed ei sarà come arbore trapiantato presso le acque, che distende verso l'umido le sue radici, e non temerà quando viene il gran caldo. E le sue foglie saran verdeggianti, e non gli darà pena il seccore, ne mai cesserà di far frutti. 9. Pravo è il cuore di tutti, ed inscrutabile: chi lo conoscerà? 10. Io il Signore sono scrutatore del cuore, e discerno gli affetti: e do ad ognuno secondo le opere sue, e secondo il frutto de' lor pensamenti.
Salmo Responsoriale
Sal 1,1-4.6
1. Beato l'uomo, che non va dietro ai consigli degli empj, e non si ferma nella via de' peccatori, né si pone a sedere sulla cattedra di pestilenza: 2. Ma suo diletto ell'è la legge del Signore; e la legge di lui egli medita di giorno, e di notte. 3. Ed ei sarà come arbore piantato lungo la corrente delle acque, il quale darà a suo tempo il suo frutto; E foglia di lui non cadrà: e tutto quello, che egli farà, avrà prospero effetto. 4. Non così sarà degli empj, non così; ma ei saran come loppa, cui sperge il vento dalla superficie della terra. 6. Perocché conosce il Signore la via de' giusti, e la strada degli empj finirà nella perdizione.
Vangelo
Lc 16,19-31
19. Egli era un certo uomo ricco, il quale si vestiva di porpora, e di bisso: e faceva ogni giorno sontuosi banchetti. 20. Ed era un certo mendico, per nome Lazzaro, il quale pieno di piaghe giaceva all'uscio di lui, 21. Bramoso di satollarsi de' minuzzoli, che cadevano dalla mensa del ricco, e niuno gliene dava: ma i cani andavano a leccargli le sue piaghe. 22. Or avvenne, che il mendico morì, e fu portato dagli Angeli nel seno di Abramo. Morì anche il ricco, e fu sepolto nell'inferno. 23. E alzando gli occhi suoi, essendo ne' tormenti, vide da lungi Abramo, e Lazzaro nel suo seno: 24. E sclamò, e disse: Padre Abramo, abbi misericordia di me, e manda Lazzaro, che intinga la punta del suo dito nell'acqua per rinfrescar la mia lingua; imperocché io son tormentato in questa fiamma. 25. E Abramo gli disse: figliuolo, ricordati, che tu hai ricevuto del bene nella tua vita, e Lazzaro similmente del male: adesso egli è consolato, e tu sei tormentato: 26. E oltre a tutto questo un grande abisso è posto tra noi, e voi: onde chi vuoi passare di qua a voi, nol può, né da codesto luogo tragittare fin qua. 27. Ed egli disse: Io ti prego dunque, o Padre, che tu lo mandi a casa di mio padre: 28. Imperocché io ho cinque fratelli, perché gli avverta di questo, acciocché non vengano anch'essi in questo luogo di tormenti. 29. E Abramo gli disse: Eglino hanno Mosè, e i profeti: ascoltino quelli. 30. Ma egli disse: No padre Abramo: ma se alcun morto anderà ad essi, faranno penitenza. 31. Ed ei gli disse: Se non odono Mosè, e i profeti, nemmeno se risuscitasse uno da morte, crederanno.
Lettura Complementare
Sap 8,1-21
Piano triennale — Anno B
1. Ella pertanto arriva da una estremità all'altra: con possanza, e con soavità le cose tutte dispone. 2. Questa io amai, e ricercai dalla prima mia giovinezza, è procurai di prendermela per isposa, e divenni amatore di sua bellezza. 3. La nobiltà di lei è dimostrata gloriosamente dal convivere, che ella fa con Dio; ed anzi lo stesso Signore di tutte le cose la ama: 4. Perocché della scienza di Dio ella è maestra, e delle opere di lui fa scelta. 5. E se in questa vita si appetiscono le ricchezze, che v'ha di più ricco, che la sapienza fattrice di tutte le cose? 6. E se l'intelligenza produce delle opere, chi più di lei in queste cose, che esistono, l'arte mostrò? 7. E se uno ama in giustizia, le fatiche di lei hanno per obbietto delle grandi virtù; perocché ella insegna la temperanza, la prudenza, e la giustizia, e la fortezza, delle quali nissuna cosa è più utile negli uomini nella lor vita. 8. E se uno brama il molto sapere, ella è, che sa le passate cose, e fa giudizio delle future, conosce gli artifizj del discorso, e la soluzione degli enimmi, conosce i segni, e i prodigj prima che succedano, e gli avvenimenti de' tempi, e de' secoli. 9. Lei adunque mi risolvei di prendere a convivere con me, ben sapendo come ella comunicherà meco i suoi beni, e mi consolerà nelle cure, e negli affanni. 10. Per lei io sarò illustre presso la moltitudine, e giovane sarò onorato dai seniori. 11. E mi troveranno sottile nel giudicare, e sarò ammirato dinanzi ai grandi, e i principi mostreranno ne' volli loro com'io lor rechi stupore. 12. S'io tacerò, aspetteranno, ch'io parli, se parlerò, saranno intenti a me, e andando io avanti nel discorso, si metteranno il dito alla bocca. 13. Oltre a ciò per lei avrò io l'immortalità, e lascerò a quelli, che saran dopo di me eterna la mia ricordanza. 14. Governerò i popoli, e saranno soggette a me le nazioni. 15. I re feroci temeranno al sentire il mio nome: col popolo parrò clemente, e forte in guerra. 16. Entrando nella mia casa avrò presso di lei il mio riposo: perocché atta ha di amaro il conversare con lei, e il convivere insieme con essa non ha tedio, ma consolazione, e gaudio. 17. Queste cose avendo io ripensate; e nel mio cuor rammentando, come nell'unione colla sapienza si ha l'immortalità, 18. E nella amicizia di lei una buona dilettazione, e nelle opere delle mani di lei una inesausta ricchezza, e nel confabulare con lei la prudenza, e nell'essere a parte de' suoi ragionamenti si ha acquisto di gloria, io andava attorno in cerca di lei per farla mia. 19. Or io era fanciullo ingegnoso, ed ebbi in sorte un'anima buona. 20. Ed essendo io più buono venni ad avere corpo immacolato. 21. E tosto ch'io seppi, come io non poteva essere continente, se Dio non mel concedeva (ed era effetto di sapienza il sapere da chi venga tal dono), io mi presentai al Signore, e lo pregai, e dissi con tutto il mio cuore: