Ct 6 · 12 versetti
1Il mio Diletto è disceso nel suo orto all'arcola degli aromati per pascolare negli orti, e cogliere de' gigli.
2Io al mio Diletto, e a me il Diletto mio, il quale tra' gigli pascola.
3Bella se' tu, o amica mia, soave, e splendida come Gerusalemme, terribile come un esercito messo in ordine di battaglia.
4Volgi da me gli occhi tuoi, perch'ei mi fecero sorvolare: i tuoi capelli come un gregge di capre, che spuntano dal Galaad.
5I tuoi denti come un gregge di pecorelle, che tornano dal lavatoio, tutte con parti gemelli, e sterile tra queste non è.
6Come la scorza di melagrana, così le tue guance senza quello, che in te si nasconde.
7Sessanta sono le regine, e ottanta le spose di secondo ordine, e le fanciulle sono senza numero.
8Una è la mia colomba, la mia perfetta, ella è unica della sua madre, eletta alla sua genitrice: la videro le donzelle, e beatissima la chiamarono; le regine, e le spose di secondo ordine, e la lodarono.
9Chi è costei, che esce fuora come aurora sorgente, bella come la luna, eletta come il sole, terribile come un esercito messo in ordine di battaglia?
10Io discesi nell'orto delle noci per vedere i pomi delle valli, ed osservare se la vigna fosse fiorita, e se germogliassero i melagrani.
11Io fui nell'ignoranza: l'anima mia mi conturbò per ragione dei cocchi di Aminadab.
12Ritorna, ritorna, o Sulamitide ritorna, ritorna, affinchè non ti veggiamo.
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